Confucianesimo
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[modifica] Descrizione
Le origini del confucianesimo si fanno risalire al filosofo e statista Kong Fu-tzu (551-479 a.C.), noto nel mondo occidentale come Confucio. Questi riordina un vasto patrimonio tradizionale cinese, definito dai sinologi "universismo", assolutamente non omogeneo e così chiamato perché indaga le relazioni tra l'uomo e le differenti parti dell'universo. L'universismo ha il proprio principio fondamentale nel tao, "sen¬tiero", cioè la legge universale che si manifesterebbe in ogni parte della natura, così come nelle relazioni umane.
L'opera letteraria considerata tuttora "il classico" dell'universismo, è l'I King, "Libro dei Mutamenti", di cui Confucio offre un commentario. A ciò si aggiungono cinque libri attribuiti a Confucio: lo Shih King, "Libro della Storia", il Li King, "Libro dei Riti", lo Yueh King, "Libro della Musica", e il Chun-chin, "Annali della Primavera e dell'Autunno".
Tale corpus è proposto da Confucio sotto forma di sistema rituale ed etico-sociale contrapposto alla disgregazione e decadenza della propria epoca. Confucio è convinto che una riforma della collettività sia possibile solo attraverso la riforma della morale familiare e individuale. La natura umana non è né buona né malvagia, semplicemente "è quello che è": esistono uomini perfetti, cioè saggi che rappresentano un modello da seguire, come gli antichi imperatori della Cina; vi sono i no¬bili, che tendono "naturalmente" a imitare i modelli superiori oppure, altrettanto naturalmente, a cadere nell'ignobiltà; esistono infine gli uomini comuni, la massa degli individui. Il fine dell'etica confuciana è migliorare la società restituendo nobiltà morale a ogni individuo per mezzo del li, il "retto comportamento" fondato sugli antichi testi universisti. Il li è una forza ordinatrice in grado di imporre ai singoli individui le norme di convivenza civile: cortesia, autocontrollo, bene¬volenza, rispetto per le istituzioni, venerazione per il mondo celeste e gli antenati.
Tra i principali allievi di Confucio va ricordato Meng-zu (372-289 a.C.), conosciuto con il nome latinizzato di Mencius, da cui Mencio. Egli commenta i testi confuciani dando loro un'impronta nettamente ottimista: l'uomo è buono per natura, ma questa bontà ha bisogno di una corretta educazione e di una guida etica. Un altro commentatore, Xunzi (312-238 a.C.), si rivela invece sostanzialmente pessimista: l'uomo è cattivo per natura e può comportarsi rettamente solo grazie a una severa educazione alla disciplina.
Più che una religione, il confucianesimo appare una scuola di pensiero: esso è noto infatti in Cina con il termine di Rujia, "scuola dei letterati", mentre i templi in cui si svolgono i riti si chiamano wen-miao, "templi della letteratura". Così, al contrario delle religioni tradizionali, che sviluppano una potente organizzazione ecclesiastica, il confucianesimo non ha sacerdoti. Gli officianti sono burocrati che hanno superato l'esame di Stato; le loro formule rituali sono rivolte a un cielo senza divinità, o meglio a una forza lontana e indefinibile, il tao, che sostiene ogni parte dell'universo. Le preghiere riguardano non tanto problemi spirituali quanto le necessità materiali della società e degli individui chiamati a reggerne le sorti: cioè l'imperatore, i dignitari di corte e, con il neo-confucianesimo, i rappresentanti degli ideali repubblicani. Non a caso il confucianesimo, grazie alla sua coerenza, avrà sempre l'appoggio uf¬ficiale dello Stato cinese e anche dopo la rivoluzione comunista, nonostante il bando ufficiale del suo culto, Confucio godrà ancora di grande venerazione.
Tale forma di distacco dai problemi spirituali del singolo in¬dividuo fa sì che in ambito confuciano non si sviluppi una forma di misticismo né una soteriologia. In questo dizionario è riportata una sola eccezione: Hong Xiu-quan (1813-64), che apparentemente introduce concezioni spirituali nel pensiero dell'antico maestro, ma in realtà appare influenzato da ideali cristiani.
Insomma non esiste, nel confucianesimo, né quel desiderio di fuggire il dolore e le ansie esistenziali che caratterizza il buddhismo, né l'ambizione all'immortalità tipica del taoismo; difatti, proprio queste due religioni suppliranno le "carenze" dell'etica confuciana, talvolta integrandosi, talaltra entrando in aperto conflitto con essa.
Nella stessa epoca di Confucio sarebbe vissuto Lao-tze (604-517 a.C.) cui si fa risalire l'origine del taoismo. L'incontro tra Confucio e Lao-tze è certamente una leggenda, anche perché la stessa realtà storica di Lao-tze viene messa in dubbio. Resta il fatto che intorno al sec. VI si costituiscono le basi di quello che solo più tardi diventerà il taoismo. I testi classici di questa scuola sono il Tao-te King, "Libro del Sentiero della Virtù", attribuito a Lao-tze, e il Chuang-tze, così chiamato dal nome del presunto autore, vissuto forse nel sec. IV a.C. Ad essi si aggiunge poi una ricchissima letteratura in cui si mescolano elementi sciamanici e, da un certo momento in poi, buddhisti. Si sviluppa così una vera e propria religione per la quale le diverse parti dell'universo acquistano il carattere di potenze soprannaturali, considerate allo stesso tempo fondatrici di un ordine che si rifletterebbe tra gli uomini, se non fosse per la decadenza della terra. Accanto alle divinità supreme appare un numero imprecisabile di divinità locali e di spiriti dalle differenti vocazioni.
Il pensiero taoista è fondamentalmente individualistico. Esiste anche un'etica sociale per certi versi simile a quella confuciana, che prende ad esempio il modello mitico degli "Antichi Imperatori", ma il fine più ambito è il prolungamento indeterminato della vita individuale, cioè l'immortalità. Essa è raggiungibile tramite la conformazione di ogni azione quotidiana alle leggi del tao, in cui convergono e si dissolvono tutti gli antagonismi e le contraddizioni, considerate pura apparenza. La regola fondamentale dei taoisti è il wu-wei, "non agire", cioè la scelta di interferire nel flusso naturale delle cose mantenendo uno stato di imperturbabile calma, umiltà, modestia, mitezza e tolleranza. A tale norma di vita si aggiungono pratiche dietetiche, ginniche, sessuali, respiratorie, meditative e alchimistiche.
Intorno al sec. II a.C. prendono piede numerosi "maestri di ricette", veri e propri maghi che col tempo costituiscono comunità monastiche. A partire dal sec. II sorge una vera e propria "chiesa" taoista, incaricata di organizzare le cerimonie religiose del popolo; la carica di grande sacerdote si tramanderà a lungo nella famiglia di Zhang Tao-ling (m. 156). Vi sono momenti in cui la casta sacerdotale taoista entra in conflitto con quella confuciana, ma si tratta di conflitti estemporanei, sorti da rivendicazioni sociali, come durante la rivolte guidate da Zhang Zhüeh (m. 184). In realtà, nel corso dei secoli vi è un progressivo adattamento tra confucianesimo e taoismo, al punto che non di rado sacerdoti confuciani abbandonano il loro ufficio burocratico per dedicarsi al misticismo taoista o buddhista, o addirittura a entrambi, come per esempio Wang Chun-yang (m. 1170). Nonostante il taoismo costituisca un elemento fondamentale della cultura cinese, dopo la rivoluzione comunista le autorità avviano il tentativo di sradicarne almeno gli aspetti più superstiziosi, come il culto degli antenati o i sacrifici alle forze della natura. In compenso, il pensiero taoista viene introdotto nel mondo occidentale e integrato con altre tradizioni; in questo senso, una sintesi interessante è offerta da Osho Rajneesh (m. 1990).
[modifica] Diffusione e localizzazione geografica
Il Confucianesimo (termine usato la prima volta dai gesuiti nel XVII secolo) è uno dei tre credi della Cina (gli altri due sono il Taoismo e il Buddhismo). Fuori dalla Cina, la principale comunità confuciana si trova nella Corea del Sud.[modifica] Cenni storici
Confucio (termine usato in Occidente per Kongfu zi, 551-479 a.e.v.), discendente di una nobile famiglia decaduta, nacque nello stato di Lu, in quella che è l'attuale provincia dello Shandong. Attento studioso delle antiche tradizioni, Confucio visse in un periodo di aspre lotte (vari stati si combattevano, cercando con ogni mezzo di prevalere l'uno sull'altro). Rendendosi conto che gli antichi valori stavano ormai decadendo, Confucio decise di insegnare ai giovani la saggezza degli avi. Come egli stesso dichiarava, il suo era il compito di un maestro che trasmetteva, non creava. Confucio raccolse e riordinò quindi i testi antichi, ma non scrisse niente di quanto insegnava. I suoi insegnamenti ci sono giunti solo attraverso i discepoli che trasmisero ai posteri le sue parole, e da quanti in seguito ampliarono ed integrarono (in varie maniere) gli insegnamenti del maestro. Tra questi, Mencio (Mengzi, 372-289 a.e.v.) sosteneva che l'animo umano era fondamentalmente buono, e Xunzi (312-238 a.e.v.) sosteneva che era fondamentalmente cattivo ma si poteva correggere con lo studio. Zhu Xi (1130 - 1200) introdusse concetti filosofici nella originaria dottrina confuciana, dando luogo al così detto Neoconfucianesimo, che dagli ultimi decenni del XVI secolo finì col soppiantare il Confucianesimo stesso.
[modifica] Il canone
Il numero dei libri che rientrano nel canone confuciano non è fisso (in alcune epoche furono considerati classici alcuni testi, in altre epoche altri). Una delle suddivisioni più note è quella che fa riferimento ai "Cinque classici" (Wu Jing) ed ai "Quattro libri" (Si Shu).
[modifica] Princìpi fondamentali
Gli insegnamenti confuciani vertono più che altro sulle norme morali di comportamento che ogni individuo deve seguire, non perché gli siano imposte, ma perché, dopo averle apprese tramite uno studio rigoroso, egli sa esattamente come deve agire nella società. Colui che segue queste norme è consapevole che la famiglia e lo stato si basano su rapporti gerarchici, che implicano il riconoscimento dell'autorità e di determinati doveri reciproci: i doveri che legano principe e ministro, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore, amico maggiore e amico minore. L'uomo deve praticare nei confronti dei suoi simili la rettitudine (yi), l'umanità (ren) e la pietà filiale (xiao), e adempiere ai riti (li) che scandiscono rigidamente i rapporti tra gli uomini e i rapporti tra l'uomo ed il cielo. Non esiste la concezione del bene e del male fini a se stessi, ma è riprovevole un cattivo comportamento. Non esiste il concetto del peccato, o la concezione di un essere trascendente o di mondo ultraterreno. Esiste la società, nella quale si vive: il confuciano impara attraverso lo studio a comprendere razionalmente la realtà che lo circonda e, di conseguenza, a comportarsi nella maniera appropriata in ogni occasione, non contrastando con il suo agire l'armonia che deve esistere in ogni ambito, umano e naturale. Confucio diceva di non essere contrario che al Cielo (Tian), inteso come essere immateriale, venisse indirizzato il culto. I riti religiosi facevano parte della vita sociale e in quanto tali andavano compiuti: il Cielo è in qualche modo il garante dell'armonia universale che, con i suoi segni di approvazione e disapprovazione, fa capire all'uomo e al sovrano qual è il giusto comportamento. Pur avendo posto particolare attenzione solo alla morale e al comportamento sociale, sin dalla metà del I secolo e.v. il Confucianesimo si arricchì di risvolti religiosi. Per un breve periodo lo stesso Confucio fu considerato una divinità, e nei templi in cui era eretta la sua statua, fu onorato con sacrifici, ma le cerimonie a lui tributate ben presto acquistarono carattere più laico che religioso. Anche sotto l'aspetto religioso il Confucianesimo si oppose a ogni forma di culto popolare in cui si credesse agli spiriti, agli esorcismi, a forme di divinazione, presentandosi come un vero e proprio culto civile di tipo comunitario, caratterizzato da riti e da preghiere, da feste e da fiere che si svolgevano periodicamente. Oggetto di un culto particolare erano gli antenati, i cui nomi venivano incisi su tavolette di legno, conservate in casa. Proprio il culto tributato agli antenati fu causa di accese polemiche in Occidente nel corso del XVII secolo: nel 1705 fu condannato dal Papato che lo giudicò idolatrico, e solo nel 1939 fu infine considerato lecito, in quanto ritenuto non di tipo religioso. In epoca contemporanea, negli anni 70 del secolo XX, vi è stata una dura critica e un duro attacco da parte dei dirigenti della Repubblica Popolare contro Confucio, ma ancor oggi il Neoconfucianesimo continua a sopravvivere in vari strati del popolo cinese.
[modifica] Rapporti con le altre religioni
Il Confucianesimo, che non si può considerare una vera e propria religione, ha sempre convissuto in modo relativamente pacifico con Daoismo e Buddismo, che sono da ritenere religioni vere e proprie: un detto cinese, che dice sanjiao yijiao ("tre religioni, una religione"), esemplifica bene l'atteggiamento sincretistico del popolo cinese riguardo alla religione.
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