Grande Madre
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[modifica] Psicologia esoterica
Una delle opere principali di Eric Neumann è dedicata interamente a questo archetipo, ma il suo studio risente di una visione ancora troppo patriarcale per cui la figura della Grande Madre è vista principalmente nella sua dimensione negativa, quella uroborica, della madre divorante. La Grande Madre come figura archetipica è in stretto rapporto con l'Anima, esattamente come Demetra, la dea della Natura, è in stretto rapporto con Kore, sua figlia.
Non dobbiamo considerare gli archetipi come nettamente separati uno dall'altro. Alcuni di essi sono in rapporto dialogico, altri invece condividono i propri confini, talvolta si sovrappongono, come può accadere ad Anima e Grande Madre o ad Ombra e Anima.
Nella civiltà odierna possiamo identificare una serie di elementi che ci indicano il ritorno della «Grande Dea». Questo simbolo rappresenta da una parte l'Anima, dall'altra la Grande Madre e in ultimo anche un aspetto del Senex. E nella spiritualità neopagana, in cui riappare l'elemento femminile e nella psicologia centrata sull'Anima, che vediamo questi segni.
L'aspetto della Grande Madre si propone in modo prorompente nel ritorno alla natura e nella visione del mondo naturale come perfetto e armonico. In parte è sicuramente così, la natura è armonia, ma questa armonia perduta delle origini può anche apparire come l'armonia dell'indifferenziazione, della ciclicità perfetta e compiuta. E naturale che il ritorno alla Grande Madre ci pone davanti alla tematica della regressione verso la realtà uroborica, verso l'abbraccio della madre che impedisce l'affermazione dell'individuo, che non consente individuazione.
Il sacrificio della civiltà è una delle vie che conducono alla Grande Madre, ma è una via regressiva e non è l'unica via possibile.
Le istanze che ci vengono prospettate infatti hanno piuttosto il carattere di una Grande Sintesi. Il culto della ciclicità della natura e del materno non sta riemergendo nei termini del paradiso perduto, in cui l'uomo non è cosciente. Le religioni neopagane così come la psicologia «neopagana» di Hillman, propongono una sintesi del tempo visto in una prospettiva lineare e in una prospettiva ciclica: il movimento spiraleggiante. Anche gli scienziati dopo aver intravisto l'inizio del tempo, oggi si stanno di nuovo interrogando per riscoprire un tempo senza fine e senza inizio. La Grande Madre ci mostra anche il carattere trasformativo del femminile, quello della Dea serpente. Non dimentichiamoci che la natura è innanzitutto «evoluzione». Ci viene da chiederci se il carattere elementare del femminile, che Neumann ritiene opporsi allo sviluppo della coscienza, si sia mai manifestato nella sua purezza.
Se l'Uroboro (il serpente che si morde la coda) è la condizione indifferenziata, e la Grande Madre, con il suo carattere «inglobante», è il punto di ritorno a questo stato, lo è nei termini in cui questa condizione è incoglibile. L'Uroboro è l'orizzonte degli eventi che tutto ingloba e la cui natura è inesplicabile, ma è indifferenziato solamente nella nostra prospettiva che non abbraccia tutta l'eternità e il suo divenire: come archetipo primordiale potrebbe benissimo rappresentare la possibilità del «senso». Quando la Grande Madre si manifesta nel suo abbraccio-minaccia di ritorno all'indifferenziato éperché un altro termine ad essa complementare si è manifestato, l'Anima, cioè l'istanza trasformatrice che riporta alla Grande Madre che si è trasformata da Uroboro a «porta» per il Sé, da indifferenziazione a compimento dell'individuazione.
Questa Grande Madre è quel Graal che rinnova lo spirito che è uscito dal Senex e che può accedere in questo modo all'istanza più alta, il Misterium Coniunctionis: l'archetipo del Sé. È questo Graal che una nuova psicologia come una nuova spiritualità devono avere come faro indicatore, scrollandosi di dosso quelle pericolose tentazioni di riportare il maschile ad essere inglobato nel ventre della Dea. Una psicologia che porti con sé una concezione esoterica che sia dialogica. Una danza tra un Dio e una Dea, un Dio che attraverso la presa di distanza, attraverso un'effettiva nascita, cioè separazione e individuazione, possa amare l'Anima.
Nel mondo contemporaneo amare l'Anima significa restituirla alle cose, perché la separazione è diventata così drastica che le cose hanno finito per perdere l'Anima e diventare le cose morte di Cartesio". Per poco noi stessi abbiamo finito per perdere Anima, per annichilirci rinunciando alla trasformazione in nome del progresso della civiltà che si è mostrato nelle sue autentiche modalità come tecnocrazia.
Solo così, attraverso la Madre, che per l'Io sarà sempre una Mater Terribilis, possiamo abbandonare l'Io in favore del Sé, come ci indica il monito di Herman Hesse: «non si può morire [...] se non hai una madre. Senza madre non si può vivere, senza madre non si può morire». Senza Madre il Sé è negato all'Io.
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