Panteismo
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«Ogni panteismo si trasforma facilmente in ateismo.»
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Il panteismo (πάν ( 'pan' ) = tutto e θεός ('theos' ) = Dio, vuol dire letteralmente "Dio è Tutto" e "Tutto è Dio") è una visione per cui ogni cosa è un Dio astratto e immanente o per cui l'Universo, o la natura sono equivalenti a Dio. Definizioni più dettagliate tendono ad enfatizzare l'idea che la legge naturale, l'esistenza e l'Universo (la somma di tutto ciò che è e che sarà) è rappresentato nel principio teologico di un 'dio' astratto piuttosto che una o più divinità personificate di qualsiasi tipo. Questa è la caratteristica chiave che distingue il panteismo dal panenteismo e dal pandeismo. Ne deriva che molte religioni pur reclamando elementi panteistici, sono in realtà per natura più paneteiste e pandeiste. Il prof. Michael Levine, nel suo libro Panteismo, lo definisce «una concezione non-teistica della divinità».[1] In senso lato, con "panteismo" si intende ogni dottrina filosofica che identifichi Dio con il mondo o con il principio che lo regge. Per l'esattezza il concetto di Dio-Uno-Tutto si presenta in due versioni: a) quella "cosmistica" che afferma "Dio è nel Tutto" e quella "acosmistica" (il termine è di Hegel) che afferma "Il Tutto è in Dio". Nel primo caso, come nello stoicismo, Dio impregna e pervade l'universo in ogni sua parte. Nel secondo caso, come nello spinozismo, l'universo in ogni sua parte rifluisce e si scioglie in Dio quale Uno-Tutto.
Sommario |
[modifica] Storia del Panteismo
Il termine "panteista"-dal quale la parola "panteismo" è derivata-fu usata propriamente la prima vota dal filosofo irlandese John Toland nella sua opera Socinianism Truly Stated, by a pantheist del 1705. Comunque, il concetto era stato discusso già al tempo dei filosofi dell'[Antica Grecia]], da Talete, Parmenide ed Eraclito. I presupposti ebraici del panteismo possono essere ricercati nel Torah stesso nel racconto della Genesi a nei suoi primi materiali profetici nei quali chiaramente gli "atti di natura" (come inondazioni, tempeste, vulcani, etc.) sono tutti identificati come "la mano di Dio" attraverso idiomi di personificazione, così spiegando gli aperti riferimenti al concetto sia nel Nuovo Testamento che nella letteratura cabalistica.
Nel 1785 sorse una consistente controversia tra Friedrich Jacobi e Moses Mendelssohn, che infine coinvolse molte importanti persone del tempo. Jacobi affermava che il panteismo di Lessing era materialistico per il fatto che considerava tutta la natura e Dio come una sola sostanza estesa. Per Jacobi non era altro che il risultato della devozione alla ragione tipicamente illuminista e che avrebbe condotto all'ateismo. Mendelssohn espresse il suo disaccordo asserendo che il panteismo era teistico.
[modifica] Il Panteismo di Eraclito
| | Per approfondire, vedi la voce Eraclito. |
Il panteismo è un componente della dottrina del filosofo greco Eraclito secondo cui il divino è in tutte le cose ed è identico al mondo nella sua interezza. Questa concezione porta a identificare il divino con l'Universo, facendolo divenire quindi l'Unità di tutti i contrari, il Fuoco generatore.
Il Dio-tutto di Eraclito ha in sé tutte le cose ed è una realtà eterna. Eraclito sembra rifarsi alla teoria della cosmologia ciclica, poiché la sua concezione della realtà è simile a un insieme di fasi alterne: un ciclo distruttivo-produttivo che verrà sviluppato in seguito dagli Stoici.
[modifica] Il Panteismo di Plotino
Si è parlato spesso impropriamente di panteismo in Plotino. In realtà, secondo Plotino, Dio non è solo immanente, ma anche trascendente. Come ha evidenziato recentemente anche Giovanni Reale, l'Uno, il Dio plotiniano, pur permeando di sé ogni realtà, ne è superiore. Plotino dice infatti chiaramente che l'Uno, «in quanto principio di tutto, non è il tutto». Con questa affermazione egli sembra prendere in contropiede, quasi le prevedesse, le interpretazioni immanentistiche e panteiste del suo pensiero.
[modifica] Il Panteismo di Bruno
| | Per approfondire, vedi la voce Giordano Bruno. |
La visione di Bruno può essere considerata un panteismo ateo ed ha alcuni caratteri del panpsichismo. Nella filosofia di Giordano Bruno i cinque dialoghi del De la causa, principio et uno intendono stabilire i principi della realtà naturale. Forma universale del mondo è l’anima del mondo, la cui prima e principale facoltà è l’intelletto universale il quale «empie il tutto, illumina l’universo e indirizza la natura a produrre le sue specie». La materia è il secondo principio della natura, dalla quale ogni cosa è formata: «come nell’arte, variandosi in infinito le forme, è sempre una materia medesma che persevera sotto quella, come la forma dell’albore è una forma di tronco, poi di trave, poi di tavolo, poi di scabello, e così via discorrendo, tuttavolta l’esser legno sempre persevera; non altrimenti nella natura, variandosi in infinito e succedendo l’una all’altra le forme, è sempre una medesma la materia». Discende da questa considerazione l'elemento fondamentale della filosofia bruniana: tutta la vita è materia, materia infinita. Nella sua concezione anche la Terra è dotata di anima.
[modifica] Il Panteismo di Spinoza
| | Per approfondire, vedi la voce Baruch Spinoza. |
La tesi centrale del pensiero di Baruch Spinoza è l'identificazione panteistica o, meglio, immanentistica di Dio con la Natura ("Deus sive natura") ed in essa convergono i temi ed i motivi appartenenti alle tradizioni culturali più disparate, la teologia giudaica, la filosofia ellenistica, la filosofia neoplatonica -naturalistica del Rinascimento, il razionalismo cartesiano ed il pensiero arabo, ed infine le sfumature di Thomas Hobbes.
[modifica] Tipi di panteismo
Questo articolo distingue tra tre gruppi di panteisti:
- Panteismo classico, che si esprime atrraverso l'immanente Dio del Giudaismo, Induismo, Monismo, neopaganesimo e delle dottrine New Age, generalmente considerando Dio come personificazione o manifestazione cosmica.
- Panteismo biblico, che è espresso negli scritti della Bibbia
- Panteismo naturalistico, basato sulle relativamente recenti visioni di Baruch Spinoza (che potrebbe essere stato influenzato dal panteismo biblico) e John Toland (che coniò il termine "panteismo"), così come sulle influenze contemporanee.
La maggioranza delle persone che possono indentificarsi come "panteiste" appartengono al tipo classico (come gli Indù, i Sufi, gli Unitaristi, i neopagani, seguaci della New Age, etc), mentre molte persone che identificano se stesse come panteiste (non essendo membri di un'altra religione) appartengono al tipo naturalista. La divisione tra le tre branche del panteismo non sono completamente chiare in tutte le situazioni, restando dei punti di controversia nei circoli panteisti. I panteisti classici generalmente accettano la dottrina religiosa che c'è una base spirituale per tutta la realtà, mentre i panteisti naturalisti generalmente non concordano, piuttosto intendendo il mondo in termini più naturalistici. La confusione tra i concetti di panteismo e ateismo è un problema antico in linguistica. Gli antichi romani si riferivano ai primi cristiani come atei, e le spiegazioni di questo fenomeno semantico possono variare.
[modifica] Metodi di spiegazione
Una caratteristica spesso citata del panteismo è che ogni essere umano, essendo parte dell'universo o della natura, è parte di Dio. Uno dei problemi discussi dai panteisti è come possa esistere il libero arbitrio in un contesto simile. In risposta, qualche volta è data la seguente analogia (particolarmente dai panteisti classici): "stai a Dio come una tua singola cellula sta a te". L'analogia sostiene anche che sebbene una cellula può essere cosciente del suo ambiente e persino ha persino qualche scelta (libero arbitrio) tra giusto e sbagliato (uccidere un batterio, divenire cancerogena o non fare semplicemente niente), ha presumibilmente una comprensione limitata dell'essere più grande di cui fa parte. Un'altro modo di capire questo tipo di relazione è tramite la frase indù tat tvam asi - "quello che sei", in cui l'anima/essenza umana o Atman è intesa medesima di Dio o Brahman. Nel contesto indù, si crede che il singola debba essere liberato attraverso l'illuminaazione (moksha) in modo da sperimentare e capire pienamente questa relazione - la parte diventa non dissimile dal tutto.
Non tutti i panteisti accettano l'idea del libero arbitrio, dato che il determinismo è largamente diffuso particolarmente presso i panteisti naturalistici. Sebbene le interpretazioni individuali del panteismo possono suggerire certe implicazioni per la natura e l'esistenza del libero arbitrio e/o determinismo, il panteismo non include nessun requisito di credere in entrambi. Comunque, il problema è largamente discusso ed è presente in molte altre religioni e filosofie.
[modifica] Dibattito
Alcuni sostengono che il panteismo è poco più che una ridefinizione della parola "Dio" per definire "esistenza", "vita" o "realtà". Molti panteisti direbbero che se fosse così, un tale cambiamento nel modo in cui pensiamo a queste idee servirebbe a creare una nuova e potenzialmente più perspicace concezione sia dell'esistenza che di Dio.
Forse il più significativo dibattito all'interno della comunità panteistica è quello riguardante la natura di Dio. Il panteismo classico crede in un Dio personale, cosciente e onnisciente e vede questo Dio come unificante di tutte le vere religioni. Il panteismo naturalistico crede in un Universo non cosciente e non senziente che, sebbene sacro e meraviglioso, è visto come un Dio in senso non tradizionale e non personale.
I punti di vista compresi all'interno della comunità panteista sono necessariamente diversi, ma l'idea centrale che vede l'Universo come un'unità onnicomprensiva e la sacralità sia della natura che delle sue leggi, è comune. alcuni panteisti sostengono inoltre un fine comune di natura e uomo, sebbene altri rifiutino l'idea di un fine e vedono l'esistenza come esistente di per sé.
[modifica] Concetti panteistici nella religione
[modifica] Induismo
E' generalmente riconosciuto che i testi religiosi indù sono i più antichi conosciuti in letteratura contenenti idee panteistiche.[2] Nella teologia indù, Brahman è la realtà infinita, immutabile, immanente e trascendente che è il Divino Terreno di tutte le cose nell'Universo e che è anche la somma totale di tutte le cose che sono, sono state e saranno. Questa idea di panteismo è rintracciabile in alcuni testi più antichi come i Veda e gli Upanishad e nella più tarda filosofia Advaita. Tutti i Mahāvākya degli Upanishad, in un modo o nell'altro, sembrano indicare l'unità del modo con Brahman. Chāndogya Upanishad dice "Tutto in questo Universo in realtà è Brahman; da lui esso procede; all'interno di egli è dissolto; in lui respira, così lasciate che ognuno lo adori tranquillamente" Inoltre dice: "Tutto l'Universo è Brahman, da Brahman a una zolla di terra. Brahman è la causa efficiente e materiale del mondo. Egli è il vasaio da cui si forma il vaso; Egli è la creta con il quale è fabbricato. Tutto proviende da Egli, senza perdita o diminuzione della fonte, come la luce irradia dal sole. Ogni cosa è unita entro Egli ancora, come le bolle che esplodono si uniscono all'aria, come i fiumi sfociano negli oceani. Tutto proviene e ritorno a Egli, come la tela di un ragno è fabbricata e ritratta dal ragno stesso."[3]. Negli inni del Rig-Veda, una traccia di pensiero panteista può essere riconosciuta nel libro decimo (10-121).
Questa concezione di Dio lo vede come l'unità, con gli dei personali e individuali aspetto dell'Unico, sebbene differenti divinità sono viste da diversi fedeli come particolarmente adatti alle loro preghiere. Come il sole emana raggi di luce che provengono dalla stessa fonte, lo stesso avviene dagli sfaccettati aspetti di Dio emanati da Brahman, come più colori dallo stesso prisma. Il Vedanta, specificatamente l'Advaita è una branca della filosofia indù che pone grande accento su questa materia. Molti aderente vedantici sono monisti o "non-dualisti, vedendo le molteplici manifestazioni di un solo Dio o della fonte dell'essere, una visione che è spesso considerata dai non induisti come politeista.
Il panteismo è la componente chiave della filosofia Advaita . Altre suddivisione dei Vedanta non sostengono in maniera peculiare le stesse istanze. Per esempio, la scuola Dvaita di Madhvacharya ritiene che Brahman sia il Dio esterno personale Vishnu, laddove invece le scuole Ramanuja sposano il Panenteismo.
[modifica] Voci correlate
- Monismo
- Teismo
- Deismo
- Pandeismo
- Panenteismo
- Naturalismo (filosofia)
- Panpsichismo
- Panteismo naturalistico
- Panteismo classico
[modifica] Collegamenti esterni
- (INGLESE)Risorse sul panteismo su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Risorse sul panteismo")
[modifica] Note
- ↑ Michael P. Levine, Pantheism: A Non-Theistic Concept of Deity, London and New York: Routledge, 1994 - Trad. italiana, Il Panteismo. Una concezione non-teistica della divinità, ECIG, Genova, 1995, ISBN 8875456712
- ↑ General Sketch of the History of Pantheism p. 29
- ↑ Chandogya Upanishad 3-14 Williams Translation
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